Super Tuscan: The Untold History of Italy's Boldest Wine

Super Tuscan: la storia mai raccontata del vino più corposo d'Italia

La narrazione del vino italiano è spesso intrisa di tradizione, denominazioni meticolosamente custodite e pratiche secolari. Eppure, in mezzo a questo rispetto per la tradizione, in Toscana emerse uno spirito rivoluzionario, dando vita a quelli che oggi conosciamo come i Super Tuscan. Questi vini audaci, inizialmente sfidando le convenzioni consolidate, non solo ridefinirono la vinificazione italiana, ma conquistarono anche il palato di tutto il mondo, dimostrando che l'innovazione può coesistere con una tradizione storica, e persino elevarla. Da sommelier con un profondo apprezzamento sia per i classici che per le innovazioni, trovo che la saga dei Super Tuscan sia una delle più avvincenti nel mondo del vino.

L'alba di una rivoluzione del vino

Definizione di Super Tuscan: una breve panoramica

In sostanza, un Super Tuscan è un vino rosso toscano che si discosta intenzionalmente dai tradizionali disciplinari DOC/DOCG della regione, in particolare da quelli che regolano il Chianti Classico. Storicamente, questi disciplinari imponevano un'alta percentuale di Sangiovese e proibivano l'uso di vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot o Syrah, o persino vini Sangiovese al 100% se non soddisfacevano i requisiti di assemblaggio. I Super Tuscan, tuttavia, hanno accolto queste uve "straniere", spesso miscelandole con il Sangiovese o producendo vini in purezza, ottenendo vini di eccezionale profondità, struttura e complessità che semplicemente non rientravano nel quadro normativo vigente. Questi vini rappresentavano una dichiarazione audace, che privilegiava la qualità e la visione del viticoltore rispetto al rigoroso rispetto delle regole burocratiche.

I semi del malcontento: la frustrazione per le leggi tradizionali

La metà del XX secolo vide una crescente frustrazione tra alcuni viticoltori toscani. Le normative DOC prevalenti, concepite per proteggere l'identità regionale, erano percepite da una minoranza progressista come un freno all'innovazione e, in alcuni casi, un compromesso per la qualità. Ad esempio, i regolamenti del Chianti dell'epoca richiedevano spesso l'uso di vitigni a bacca bianca nell'assemblaggio, il che, secondo molti, indeboliva il carattere del vino. I viticoltori, ispirati dal successo di Bordeaux e della California, desideravano sperimentare con uve internazionali e moderne tecniche di vinificazione per produrre vini in grado di competere a livello globale. Questo desiderio di trascendere i vincoli restrittivi fu il terreno fertile da cui nacque il movimento dei Super Tuscan. Tra le uve non tradizionali più diffuse che trovarono posto in questi assemblaggi pionieristici figuravano Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Cabernet Franc, ciascuna delle quali contribuì a profili aromatici e strutturali unici.

Spiriti pionieristici e annate leggendarie

Sassicaia: il primo vino anticonformista

La genesi del fenomeno Super Tuscan è indissolubilmente legata a un nome: Sassicaia. Negli anni '40, il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, un nobile visionario con la passione per Bordeaux, piantò viti di Cabernet Sauvignon nella sua Tenuta San Guido a Bolgheri, sulla costa toscana. La sua intenzione iniziale era quella di produrre un vino privato, in stile bordolese, per il consumo familiare. Solo negli anni '60 suo figlio Nicolò e suo nipote Piero Antinori lo convinsero a commercializzarlo. L'annata 1968 del Sassicaia è ampiamente riconosciuta come il Super Tuscan fondante, un vino che ha osato distinguersi e ha stabilito un nuovo standard di qualità. Il suo successo ha dimostrato che la Toscana poteva produrre vini di livello mondiale al di fuori dei canoni tradizionali.

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Tignanello e l'ascesa dei blend audaci

Seguendo l'esempio del Sassicaia, altri ambiziosi produttori si unirono presto alla rivoluzione. Tra i più importanti ci fu Piero Antinori, che, con il suo enologo Giacomo Tachis, creò il Tignanello. Questo vino, inizialmente commercializzato come Chianti Classico Riserva da vigneto singolo nel 1970, subì una radicale trasformazione. L'annata 1971 del Tignanello includeva notoriamente il Cabernet Sauvignon nel suo blend e ometteva completamente le uve bianche, portando alla sua declassificazione a semplice Vino da Tavola secondo le leggi vigenti. Questo atto di sfida, tuttavia, non fece che consolidare il suo status leggendario. Il Tignanello, un blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, divenne un simbolo dell'impegno del movimento per la qualità e l'innovazione, indipendentemente dal riconoscimento ufficiale. La coraggiosa decisione di dare priorità all'eccellenza intrinseca del vino rispetto alla sua classificazione legale trovò profonda eco sia nella critica che nei consumatori.

La battaglia per il riconoscimento e l'acclamazione globale

Il paradosso del vino da tavola

I primi Super Tuscan si trovarono di fronte a un paradosso singolare: nonostante la loro qualità eccezionale e i prezzi spesso esorbitanti, erano legalmente classificati come Vino da Tavola , il livello più basso nella gerarchia enologica italiana. Questa classificazione era tipicamente riservata a vini semplici e quotidiani, senza una specifica origine geografica o requisiti varietali. Per vini come il Sassicaia e il Tignanello, che raggiungevano prezzi di gran lunga superiori a quelli di molti vini DOCG, questo era un segno di onore, una testimonianza del loro spirito ribelle e un chiaro segnale che la qualità poteva trascendere le etichette burocratiche. Questa situazione ironica evidenziò il divario tra le normative tradizionali e la realtà in evoluzione dell'eccellenza enologica. Contribuì anche a stuzzicare la curiosità degli appassionati di vino di tutto il mondo, ansiosi di assaggiare questi "vini da tavola" di cui la critica era entusiasta.

"I Super Tuscan furono una dichiarazione d'indipendenza, una testimonianza dell'idea che la vera qualità non poteva essere limitata da regole obsolete. Hanno costretto il mondo a guardare al vino italiano con occhi nuovi." — Lorenzo Moretti, Sommelier Senior

Influenza internazionale e elogi della critica

L'audace qualità dei Super Tuscan attirò rapidamente l'attenzione internazionale. I critici enologici, in particolare quelli statunitensi, rimasero affascinati dai loro ricchi aromi, dalla struttura sofisticata e dalla capacità di invecchiare con eleganza. Robert Parker, un critico di grande influenza, assegnò al Sassicaia dell'annata 1985 un punteggio perfetto di 100 punti, un risultato monumentale che consolidò il suo posto tra i vini d'élite mondiali. Questo successo della critica non solo accrebbe la reputazione dei singoli Super Tuscan, ma elevò anche la percezione del vino italiano nel suo complesso, dimostrando la sua capacità di innovazione ed eccellenza al di là delle sue categorie tradizionali. Il mercato globale, desideroso di nuove ed entusiasmanti espressioni, accolse con favore questi vini, alimentandone ulteriormente il successo e convalidando le scelte audaci dei viticoltori. Questo periodo vide anche un crescente interesse per la comprensione della scienza unica del terroir in Toscana, proprio come le discussioni sui Grand Cru di Borgogna.

💡 L'intuizione di Lorenzo

Quando si degusta un Super Tuscan, soprattutto se invecchiato, è consigliabile decantarlo per almeno un'ora per consentire ai suoi complessi aromi di svilupparsi appieno. Questi vini spesso traggono grande beneficio dall'aerazione, rivelando strati di frutta scura, tabacco, cuoio e spezie altrimenti nascosti.

Dare forma al futuro: nuove classificazioni e impatto duraturo

La nascita dello status IGT e DOC

L'innegabile successo e il riconoscimento globale dei Super Tuscan hanno infine costretto le autorità italiane a rivalutare il loro sistema di classificazione. L'incongruenza di vini di fama mondiale etichettati come Vino da Tavola è diventata insostenibile. In risposta, sono state introdotte due classificazioni significative: l'Indicazione Geografica Tipica (IGT) nel 1995 e, più specificamente per Bolgheri, la Bolgheri DOC nel 1994. La categoria IGT ha offerto una via di mezzo, consentendo ai viticoltori una maggiore flessibilità in termini di vitigni e tecniche di vinificazione, pur indicando una specifica origine geografica. La Bolgheri DOC, d'altra parte, è stato un riconoscimento diretto della capacità unica della regione di produrre vini di alta qualità da vitigni internazionali, legittimando di fatto lo stile inaugurato dal Sassicaia. In particolare, la Bolgheri Sassicaia DOC è l'unica DOC concessa a una singola tenuta, a testimonianza della sua singolare influenza.

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Decodificare un'etichetta Super Tuscan

Oggi, un Super Tuscan può fregiarsi di diverse classificazioni. Molti rientrano ancora nella denominazione Toscana IGT, offrendo ai viticoltori la libertà inizialmente ricercata. Altri, in particolare quelli della zona di Bolgheri, vantano con orgoglio la denominazione Bolgheri DOC o Bolgheri Sassicaia DOC. Quando si incontra un Super Tuscan, bisogna guardare oltre le tradizionali etichette DOCG. La presenza di "Toscana IGT" o "Bolgheri DOC" su un'etichetta spesso indica un vino prodotto con un blend di uve tradizionali e internazionali, o addirittura la pura espressione di un vitigno non autoctono, il tutto nel rispetto dell'impegno per una qualità superiore. Comprendere queste classificazioni è fondamentale per apprezzare la diversità e l'innovazione all'interno di questa categoria, proprio come si decifrano le etichette dei Grand Cru di Borgogna .

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L'eredità del Super Tuscan: innovazione e qualità

L'eredità dei Super Tuscan è profonda. Non solo hanno dimostrato che l'Italia poteva produrre vini di livello mondiale da vitigni internazionali, ma hanno anche ispirato un più ampio movimento di innovazione all'interno dell'industria vinicola nazionale. La loro storia è un potente promemoria che la tradizione, pur preziosa, non dovrebbe soffocare il progresso. Oggi, i Super Tuscan continuano a essere molto ricercati, celebrati per la loro complessità, il potenziale di invecchiamento e la pura audacia delle loro origini. Rappresentano la testimonianza della visione di alcuni viticoltori pionieri che hanno osato sfidare lo status quo, arricchendo infine il panorama vinicolo mondiale con alcune delle sue bottiglie più avvincenti e celebrate. Il loro viaggio da outsider ribelli a classici venerati è una narrazione che continua a ispirare, dimostrando il potere duraturo della qualità e il coraggio di innovare.

💡 L'intuizione di Lorenzo

Abbinare i Super Tuscan richiede un approccio ponderato. La loro struttura robusta e i tannini spesso elevati richiedono piatti ricchi e saporiti. Pensate alla bistecca alla fiorentina, al ragù di cinghiale o ai formaggi stagionati a pasta dura. I blend a predominanza di Cabernet si sposano magnificamente con le carni rosse alla griglia, mentre quelli a predominanza di Sangiovese potrebbero orientarsi verso preparazioni più terrose e tartufate.


Lorenzo Moretti

Scritto da Lorenzo Moretti

Sommelier Senior

Sommelier certificato con 15 anni di esperienza nella ristorazione di alta gamma. Esperto di classici senza tempo, rossi invecchiati e maestria negli abbinamenti tradizionali.

Domande frequenti

Cosa definisce un vino Super Tuscan?

Un Super Tuscan è un vino rosso toscano che si discosta intenzionalmente dalle tradizionali normative DOC/DOCG della regione, in particolare quelle che regolano il Chianti Classico, spesso abbracciando vitigni internazionali o producendo vini 100% Sangiovese al di fuori dei requisiti di assemblaggio.

Quale vino è considerato il primo Super Tuscan?

L'annata 1968 del Sassicaia, prodotta dal Marchese Mario Incisa della Rocchetta nella sua Tenuta San Guido, è ampiamente riconosciuta come il Super Tuscan fondamentale.

Perché i primi Super Tuscan venivano classificati come Vino da Tavola?

I primi Super Tuscan vennero classificati legalmente come Vino da Tavola, il livello più basso nella gerarchia dei vini italiani, perché si discostavano intenzionalmente dalle tradizionali normative DOC/DOCG e non rientravano nel quadro giuridico vigente, nonostante la loro eccezionale qualità.

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